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ATTO DI DONAZIONE ESTERO – trattamento fiscale

Atto di donazione formato all’estero: tassazione e trattamento fiscale

in Giuricivile, 2019, 11 (ISSN 2532-201X)
https://giuricivile.it/tassazione-donazione-estero/
Avv. Andrea Battista

Nel caso in cui il donante sia un soggetto residente in uno Stato estero e decida di trasferire, per spirito di liberalità, una somma di denaro a mezzo bonifico da un conto corrente bancario aperto presso una banca nello Stato estero, lo stesso non può essere considerato come un bene esistente nel territorio italiano; conseguentemente, in capo al donatario non sarà posto alcun obbligo di registrazione e di pagamento dell’imposta [1].

La donazione: aspetti generali e profili tributari
Secondo l’art. 769 del Codice Civile, la donazione è il contratto con il quale, per spirito di liberalità, una parte (“donante”) arricchisce l’altra (“donatario”), disponendo a favore di quest’ultima di un suo diritto o assumendo verso la stessa un’obbligazione. La donazione si differenzia dagli atti a titolo gratuito in quanto comporta e l’aumento del patrimonio del donatario e il correlativo depauperamento del patrimonio del donante[2]. Sempre secondo il Codice Civile, ex art. 782, uno dei requisiti principali è la forma, che richiede sempre l’atto pubblico a pena di nullità, a meno che la donazione sia di modico valore (caratteristica, peraltro, valutata anche in base alle condizioni economiche del donante).
In via generale, il donatario deve assolvere l’obbligo del pagamento di un’imposta, per cui sono previste aliquote differenti (ed eventuali franchigie) in base al rapporto esistente tra i soggetti coinvolti nel contratto de quo.
In tema di donazioni, la dottrina ha determinato alcuni importanti principi del diritto tributario:
– in primis, è la trasmissione di beni e diritti a essere soggetta a imposta;
– per quanto concerne la fattispecie impositiva, invero, la medesima si realizza nell’esatto momento in cui si realizza tale trasferimento;
– la base imponibile deve essere calcolata sul valore globale dell’oggetto della donazione (al netto di eventuali oneri gravanti sul donatario)[3].
L’atto di donazione formato all’estero: l’interpello all’Agenzia delle Entrate n. 310 del 2019 e quadro normative
Il quesito posto all’Agenzia delle Entrate tramite istanza di interpello era il seguente: l’atto di donazione formato da un soggetto italiano residente nel Regno Unito, avente ad oggetto una somma di denaro depositata su un conto corrente aperto presso una banca dello Stato di residenza e trasferita tramite bonifico bancario al padre, residente italiano, è soggetto all’imposta sulle donazioni?
Occorre, preliminarmente, ricordare che il testo legislativo che tratta delle imposte sulle donazioni è il D. Lgs. 31 ottobre 1990, n. 346 (Testo unico delle disposizioni concernenti l’imposta sulle successioni e donazioni, di seguito TUS[4]), che, all’art. 2, comma 1, enuncia il principio di territorialità dell’imposta, asserendo che “1. l’imposta è dovuta in relazione a tutti i beni e diritti trasferiti, ancorchè esistenti all’estero. 2. Se alla data dell’apertura della successione o a quella della donazione il defunto o il donante non era residente nello Stato, l’imposta è dovuta limitatamente ai beni e ai diritti ivi esistenti”.
Alla luce di ciò, pertanto, secondo il parere dell’Agenzia delle Entrate, nel caso in cui il soggetto donatario risieda in paese estero al momento della donazione, occorre applicare il principio di territorialità summenzionato, che, ai fini dell’applicazione dell’imposta de qua, considera unicamente i beni e i diritti esistenti sul territorio nazionale.
L’art. 55 del TUS stabilisce, peraltro, che gli atti di donazione debbano essere assoggettati a registrazione secondo le regole dettate dal DPR 26 aprile 1986, n. 131 (Testo unico sull’imposta di registro) per gli atti da registrare in termine fisso. Al comma 1-bis[5], viene asserito che siano “soggetti a registrazione in termine fisso anche gli atti aventi ad oggetto donazioni, dirette o indirette, formati all’estero nei confronti di beneficiari residenti nello Stato (…)”. Conseguentemente, invero, tutti gli atti formati all’estero sono assoggettati a registrazione in termine fisso, quando il donante sia residente nello Stato italiano[6] ovvero, nel caso in cui non lo sia, quando i beni siano esistenti nel territorio dello Stato (applicando, quindi, il principio di territorialità)[7].

L’atto di donazione formato all’estero: conclusione del parere dell’Agenzia delle Entrate
Secondo il parere dell’Agenzia delle Entrate contenuto nell’interpello n. 310 del 24 luglio 2019, il ragionamento si incentra, essendo il donatario non residente dello Stato, sul bene oggetto di donazione e se lo stesso possa o meno essere ritenuto ‘esistente’ nel territorio italiano.
A tal riguardo, l’art. 2 del TUS, al comma 3, pone una presunzione di esistenza nel territorio dello Stato anche per “(…) e) i crediti, le cambiali, i vaglia cambiari e gli assegni di ogni specie, se il debitore, il trattario o l’emittente è residente nello Stato; (…)”. Nella fattispecie concreta, il denaro (trasferito tramite bonifico bancario), non rientrante, quindi, tra i beni che si presumono ‘esistenti’ nel territorio dello Stato; a ragione di ciò, quindi, occorre far riferimento a un’altra categoria elencata alla lettera ‘e’ del comma 3, che possa essere analoga al denaro, quale l’assegno. La presunzione suddetta si applica quando l’assegno sia stato emesso da soggetto residente nello Stato, quale elemento di collegamento con lo Stato italiano. Essendo il donatario residente di uno stato estero (Gran Bretagna), il bene specifico non può in alcun modo essere considerato esistente nel territorio italiano e, come conseguenza, il relativo atto di donazione non rileva ai fini dell’applicazione dell’imposta sulle donazioni in Italia.
Alla luce di ciò, quindi, nelle fattispecie de qua, il donatario risulta essere residente in Gran Bretagna, per cui non può applicarsi la presunzione indicata dal comma 3 dell’art. 2 del TUS sull’esistenza dei beni in Italia, in quanto il criterio di collegamento (la residenza italiana, appunto) non sussiste. Non essendo applicabile la presunzione de qua, è di lapalissiana evidenza che per l’atto di donazione formato all’estero, avente per oggetto una somma di denaro, non essendo soggetto a imposta di donazione per insussistenza del principio di territorialità, non risulta alcun obbligo di registrazione in termine fisso.

[1] Agenzia delle Entrate, interpello n. 310 del 24 luglio 2019.
[2] Torrente, La donazione, a cura di Carnevali, Mora, in Tratt. Cicu, Messineo, 2° ed., Milano, 2006, 7.
[3] Sacchetto, La donazione nel diritto tributario, in Tratt. Bonilini, I, Torino, 2001, 1265.
[4] Ai sensi dell’art.2, comma 47 decreto-legge 3 ottobre 2006 n.262, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 novembre 2006 n 286, e’ istituita l’imposta sulle successioni e donazioni sui trasferimenti di beni e diritti per causa di morte, per donazione o a titolo gratuito e sulla costituzione di vincoli di destinazione, secondo le disposizioni del presente testo unico nel testo vigente alla data del 24 ottobre 2001, fatto salvo quanto previsto dai commi da 48 a 54 dell’art.2 del cit. D.L. n.262 del 2006. Per la decorrenza vedasi quanto disposto dal comma 53 dell’art.2 D.L. n.262 del 2006. L’art.13 L. 18 ottobre 2001 n.383 aveva disposto la soppressione dell’imposta di successione e donazione.)
[5] Comma aggiunto dalla L. n. 342/2000, art. 69, comma 1, lett. n).
[6] Art. 1, comma 1 del TUS.
[7] Art. 2, commi 2 e 3 del TUS.

ACCETTAZIONE TACITA DELL’EREDITA – Perchè è necessaria

Perché è necessario trascrivere l’accettazione tacita di eredità?
Chiunque desideri vendere un immobile di cui sia entrato in possesso per successione, se non ha mai accettato espressamente l’eredità, deve trascrivere l’accettazione tacita dell’eredità per garantire al suo acquirente che il suo acquisto non possa mai essere messo in discussione.
Cos’è l’accettazione dell’eredità?
Secondo il nostro sistema legislativo, il chiamato all’eredità, in forza di legge e/o testamento, per definirsi erede e quindi ottenere i beni ereditari deve accettare l’eredità. L’accettazione dell’eredità può essere fatta:
espressamente, quando il chiamato con un atto formale dichiara di accettare una determinata eredità;
tacitamente, quando il chiamato all’eredità compie un atto che fa presupporre, senza incertezze, la sua volontà di accettare e che non avrebbe comunque potuto compiere se non avesse assunto la qualità di erede.
L’eredità si acquista automaticamente, invece, quando il chiamato all’eredità si trova nel possesso dei beni ereditari e non fa eseguire l’inventario entro tre mesi dalla morte oppure quando sottrae o nasconde beni dell’eredità.
Perché il notaio è tenuto a trascrivere l’accettazione tacita dell’eredità?
Quando si stipula un atto di compravendita che ha per oggetto immobili (terreni o fabbricati) che provengono da una successione, il notaio è tenuto a trascrivere l’accettazione tacita di eredità, salvo il caso in cui l’acquisto ereditario non risulti già trascritto in forza di un’accettazione espressa o tacita.
Il motivo principale per il quale è necessaria tale formalità è la tutela dell’acquirente, e dell’eventuale banca mutuante, dalla fattispecie dell’erede apparente. È, infatti, possibile che chi vende sia erede solo apparentemente e, quindi, chi acquista potrebbe subire l’azione di petizione di eredità da parte dell’erede vero ed essere tenuto, così, a restituirgli il bene. Tale rischio, però, non si realizza se viene eseguita la trascrizione dell’accettazione tacita di eredità a favore dell’erede apparente purché l’acquirente dell’immobile sia in buona fede.
Vi sono altri motivi per i quali si rende opportuno trascrivere l’accettazione tacita di eredità?
La trascrizione dell’accettazione tacita di eredità si rende opportuna anche per i seguenti altri motivi:
rispetto del principio di continuità delle trascrizioni: in assenza della trascrizione dell’accettazione tacita di eredità, le successive trascrizioni o iscrizioni a carico dell’acquirente non producono effetto e, quindi, quest’ultimo non può far valere il proprio acquisto davanti ai terzi e l’eventuale ipoteca iscritta sul bene a favore di una banca mutuante non si costituisce, cioè non ha valore;
l’istituto della c.d. pubblicità sanante non si costituisce. Tale istituto consente a colui che acquista in buona fede un bene immobile di salvare il proprio acquisto anche nel caso in cui i titoli di provenienza siano invalidi, purché siano decorsi cinque anni dalla trascrizione dall’atto viziato di nullità e non sia stata trascritta una domanda giudiziale di impugnativa dell’atto stesso;
nel caso il bene immobile sia oggetto di procedura esecutiva, il Giudice delle Esecuzioni, rilevando l’assenza della trascrizione dell’accettazione tacita di eredità, deve dichiarare l’improcedibilità della procedura e ordinare la cancellazione del pignoramento.
La trascrizione del certificato relativo alla dichiarazione di successione è assimilabile alla trascrizione dell’accettazione tacita dell’eredità?
La dichiarazione di successione e la trascrizione del relativo certificato hanno una valenza esclusivamente fiscale e, per espressa previsione normativa, non producono alcun effetto civilistico.
Vi sono limiti temporali oltre i quali la trascrizione dell’accettazione tacita di eredità non è più necessaria?
La prassi più diffusa è quella di eseguire la trascrizione dell’accettazione tacita di eredità nei 20 anni dalla morte del defunto. Oltre i 20 anni, infatti, l’acquirente ha la possibilità far valere l’istituto dell’usucapione tutelando, così, i diritti da lui acquistati sui singoli beni. L’azione di petizione di eredità, tuttavia, è imprescrittibile e conseguentemente la tesi più prudente consiglia di procedere alla trascrizione dell’accettazione di eredità anche quando sono decorsi 20 anni dalla morte del defunto. Ciò perché non è possibile avere la certezza dell’assenza di eventuali cause di sospensione/interruzione dei termini dell’usucapione.
Sicuramente è errata la prassi che ritiene di dover effettuare la trascrizione dell’accettazione tacita di eredità solo entro i dieci anni dalla morte del defunto.
Che costi ci sono da sostenere per la trascrizione dell’accettazione tacita di eredità?
Per l’esecuzione della trascrizione dell’accettazione tacita di eredità sono dovuti degli oneri fiscali e degli oneri professionali. Gli oneri fiscali per ciascuna conservatoria dei registri immobiliari sono i seguenti:
euro 200,00 di imposta ipotecaria;
euro 59,00 di imposta di bollo;
euro 35,00 di tassa ipotecaria.
Gli oneri professionali variano da professionista a professionista e variano da 100 e 300 euro (oltre ad IVA) per ciascuna formalità.
Che cosa serve per eseguire la formalità?
Al notaio che esegue la trascrizione dell’accettazione tacita di eredità deve essere consegnato un certificato di morte del defunto.
Esempio: Tizio, senza moglie e figli, muore nel 2016 lasciando come erede legittimo il cugino Caio, il quale apparentemente acquista l’appartamento del defunto. Caio nel 2017 vende l’immobile a Mevio e per risparmiare, e contro il consiglio del notaio, non viene eseguita la trascrizione dell’accettazione tacita di eredità.
Nel 2018 Sempronio scopre che Tizio lo aveva istituito erede con un testamento che fa pubblicare da un notaio. Sempronio con un’azione di petizione di eredità agisce contro Mevio che subisce l’evizione del bene.

Disposizioni Anticipate di Trattamento (D.A.T.)

Il 31 gennaio 2018 è entrata in vigore la legge 22 dicembre 2017 n. 219, recante norme in materia di consenso informato e disposizioni anticipate di trattamento.
La legge stabilisce il principio per cui nessun trattamento sanitario può essere iniziato o proseguito se privo del consenso libero e informato della persona interessata.

La legge istituisce inoltre le cosiddette DAT: disposizioni anticipate di trattamento; introduce, cioè, la possibilità di dare indicazioni sui trattamenti sanitari che si vogliono ricevere o rifiutare in caso di incapacità di intendere e di volere; la finalità di questo istituto è quella di dare ai cittadini la possibilità di esprimere, in caso di sopravvenuta incapacità di autodeterminarsi, la decisione di sottoporsi o meno a determinati trattamenti.

Le “Disposizioni Anticipate di Trattamento” si potranno fare dal notaio con atto pubblico o con scrittura privata autenticata, che il notaio conserverà nella raccolta dei suoi atti; potranno altresì essere fatte, senza ricorrere al notaio, con scrittura privata non autenticata, che dovrà però essere consegnata personalmente all’Ufficiale dello Stato Civile del comune di residenza del disponente.

E’ bene tuttavia precisare che non esistono attualmente registri comunali o regionali, né banche dati nazionali relative alle Disposizioni Anticipate di Trattamento.

Pertanto la conservazione da parte del notaio nella raccolta dei suoi atti è oggi l’unico strumento in grado di garantire non solo la conservazione, ma anche la concreta conoscibilità su scala nazionale delle disposizioni in oggetto.
Il notaio potrà rilasciare copia autentica delle DAT al disponente, alla persona da quest’ultimo incaricata, al fiduciario, alle strutture sanitarie e all’autorità giudiziaria.

Il notariato, inoltre, ha quasi ultimato la realizzazione di un registro nazionale delle DAT, non accessibile al pubblico per motivi di privacy, ma consultabile da parte di tutte le aziende sanitarie italiane.

E’ di palese evidenza che solo la conservazione delle DAT nella raccolta degli atti del notaio (o nel realizzando registro nazionale da parte del notariato), permette a tale categoria di atti dispositivi di raggiungere lo scopo al quale sono destinati.

Come detto, infatti, in assenza di registri comunali o regionali o banche dati nazionali in materia, qualora il disponente abbia rilasciato una DAT in forma di scrittura privata non autenticata depositata presso l’Ufficiale dello Stato Civile, nessuna azienda sanitaria nazionale ne potrà venire a conoscenza.

La ricezioni di tali atti da parte del notaio è pertanto ad oggi l’unico strumento che ne garantisce la conoscibilità da parte della struttura sanitaria nella quale il disponente venga eventualmente ricoverato in stato di incapacità di intendere e volere
Le DAT possono essere fatte da qualunque persona maggiorenne, capace di intendere e di volere e, qualora il disponente non sia in grado di firmare, la legge notarile prevede la possibilità di stipulare l’atto in presenza di due testimoni.
Le DAT si possono revocare in qualsiasi momento, utilizzando la stessa forma con cui sono state rilasciate e, per motivi di urgenza o altra impossibilità, anche mediante dichiarazione verbale o videoregistrazione raccolta da un medico in presenza di due testimoni.

La legge non pone vincoli quanto al contenuto delle DAT

Requisito essenziale per la stipula di una DAT, per espressa previsione di legge, è la preventiva acquisizione di adeguate informazioni mediche sulle conseguenze delle scelte fatte.
La legge vuole scongiurare il pericolo che le DAT siano rilasciate con leggerezza, ad esempio utilizzando fac-simili o moduli prestampati.

Viene definitivamente precisato che la nutrizione e l’idratazione artificiale sono trattamenti sanitari e, pertanto, possono essere rifiutati.

Le DAT possono contenere l’espresso rifiuto a che siano iniziate o proseguite terapie di sostegno vitale o accanimento terapeutico, forme di respirazione meccanica o utilizzo di altre apparecchiature che abbiano il solo scopo di allontanare il momento della morte e/o di prolungare lo stato di demenza o incoscienza senza possibilità di recupero.
Possono anche essere preventivamente autorizzati i trattamenti volti ad alleviare la sofferenza, quali la sedazione palliativa profonda in associazione con la terapia del dolore.

Con le DAT si può nominare un fiduciario, cioè una persona destinata a tenere i rapporti con il personale medico e la struttura sanitaria, alla quale si possono lasciare le istruzioni in merito alle decisioni da prendere qualora il disponente non sia in grado di farlo.

Le DAT sono destinate ad avere attuazione solo nel caso in cui il disponente non sia più in grado di esprimere un valido consenso o un rifiuto informato relativo ai trattamenti sanitari cui sottoporsi.
Quanto agli aspetti fiscali le DAT non sono soggette a obbligo di registrazione, sono esenti da imposta di bollo e da qualsiasi altro tributo, imposta o tassa.

Trova Notaio e atto notarile

Le copie degli atti notarili sono normalmente rilasciate dal notaio stesso, anche se cambia la sua sede ma rimane nello stesso Distretto.

Quando però il notaio ha cessato l’attività, oppure si è trasferito in altro Distretto, le copie possono essere emesse solo dall’Archivio Notarile del Distretto ove il notaio operava all’epoca della stipula.

Sul sito del Ministero della Giustizia, è disponibile il servizio Archinota che, a seconda dei casi, vi indirizzerà all’Archivio competente oppure vi riporterà al nostro servizio TROVA NOTAIO per ricercare lo studio del notaio.

Il servizio non è disponibile per i notai cessati sino a tutto il 1979.

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Funzioni e competenze del Notaio

Il notaio è un pubblico ufficiale al quale lo Stato affida il potere di attribuire pubblica fede, cioè il valore di prova legale, agli atti che stipula. Perciò tutti – compreso il giudice – devono presumere vero ciò che è da lui attestato, salvo che sia accertato il reato di falso.

L’atto pubblico fa prova:

  • della provenienza del documento dal pubblico ufficiale che lo ha formato,
  • delle dichiarazioni delle parti in esso riportate,
  • degli altri fatti che il pubblico ufficiale afferma essere accaduti in sua presenza o anche essere stati da lui compiuti.

Per questo il notaio deve accertare personalmente qual è la volontà delle persone che a lui si rivolgono e lo scopo da raggiungere, al fine di preparare l’atto, conforme alla legge, più idoneo ed economico. A tal fine è imprescindibile l’attività di consulenza del notaio prima della stipula dell’atto.

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Statistiche dei Notai in Italia

Il numero dei notai in Italia è programmato dal Ministero della Giustizia in relazione all’esigenza di assicurare il pubblico servizio su il territorio nazionale, anche il più disagiato, in stretto collegamento con gli uffici periferici della P.A.

La sede di esercizio dei notai per ciascun distretto sul territorio viene determinata dal Ministero della Giustizia attraverso una Tabella aggiornata ogni 3 anni, elaborata sulla base del numero degli abitanti, della quantità e qualità degli affari, dell’estensione e delle caratteristiche del territorio e della mobilità.

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I controlli antiriciclaggio notarili

Ai sensi della normativa in materia antiriciclaggio, il notaio deve provvedere all’identificazione della clientela, del titolare effettivo dell’operazione e comunicare eventuali operazioni sospette con segnalazione all’UIF, Unità di Informazione Finanziaria presso Banca d’Italia.

Secondo i dati forniti dalla Guardia di Finanza, circa il 90% delle segnalazioni di operazioni sospette trasmesse dai professionisti, provengono da notai, sebbene tutti siano sottoposti agli obblighi di segnalazione. Anche questo aspetto fa capire come il notaio sia a servizio dei cittadini, ma al fianco delle istituzioni nel controllo di legalità.

Negli ultimi anni il Notariato si è molto attivato su questo fronte ed è stato il primo ordine professionale in Italia ad assumere il ruolo e la responsabilità di autorità di interposizione in materia. Ecco le principali tappe:

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